L’avvocatura specializzata in diritto delle relazioni familiari e minorili si riunisce l’8.7.2026 presso il CNF per analizzare i disegni di legge parlamentari e la proposta di modifica dell’art. 337 ter c.c. in materia di affidamento condiviso, assegno di mantenimento diretto e preventiva consulenza tecnica in materia di allontanamento dei minori dalla famiglia di origine.
Le criticità tecniche e sistematiche sono molte, le principali:
Bigenitorialità: si propone una formula aritmetica paritetica, in luogo di un diritto qualitativo del minore legato alla relazione genitoriale, con la soppressione del genitore collocatario. Ciò riduce la bigenitorialità a una contabilità di giorni e notti, dimenticando che l’oggetto della tutela non è la parità dei genitori, ma il benessere e la sicurezza del minore come soggetto autonomo di diritti.
Casa familiare: il superamento del genitore collocatario, lascia un vuoto normativo significativo sul godimento della casa familiare che sarà regolato solo dal titolo di proprietà, con gravi discriminazioni nei confronti del genitore economicamente più debole.
Mantenimento diretto per capitali di spesa: è una scelta non neutra sul piano di genere, che crea discriminazioni e disparità tra i due nuovi nuclei familiari, e che non combatte il gender pay gab e certamente penalizza il genitore meno abbiente.
Mancato coordinamento con la tutela della violenza domestica: non è previsto alcun meccanismo che sospenda l’affido paritetico in presenza di allegazioni di violenza — una lacuna aggravata dal rischio di un uso strumentale di categorie prive di fondamento scientifico, come la sindrome da alienazione parentale.
CTU preventiva obbligatoria e nuove figure di supporto: le riforme propongono la consulenza preventiva obbligatoria e nuove figure di supporto, oltre alla riproposizione della mediazione, aumentando il numero di “esperti privati” chiamati a dare un parere, con il rischio concreto di una privatizzazione del diritto di famiglia – fuori dal processo – e aumento esponenziale delle consulenze a pagamento, che solo alcuni nuclei familiari possono permettersi.
La proposta: rafforzare la discrezionalità giudiziale motivata, ascoltare il minore
L’avvocatura specializzata in diritto delle relazioni familiari e minorili non chiede l’abbandono del principio di bigenitorialità, ma la sua difesa da una banalizzazione che lo riduce a una contabilità di giorni e notti. La strada indicata non è l’automatismo normativo, bensì il rafforzamento della discrezionalità giudiziale motivata, attraverso criteri orientativi più precisi, obblighi motivazionali più stringenti e strumenti processuali più efficaci per l’ascolto del minore, in coerenza con quanto previsto dalla Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia. Una riforma realmente centrata sul minore, si è ribadito nel corso dell’intervento, dovrebbe partire non da un calendario imposto per legge, ma dalla voce del bambino, ascoltata e messa al centro.
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Accanto al rafforzamento della discrezionalità giudiziale, l’avvocatura familiare richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di investire realmente su welfare, prevenzione e formazione, quali strumenti complementari e imprescindibili rispetto a qualsiasi intervento normativo sull’affido. Politiche di sostegno alla genitorialità, servizi territoriali adeguatamente finanziati, percorsi di formazione rivolti a genitori, operatori e magistratura possono prevenire il conflitto prima che approdi in tribunale e garantire che ogni decisione, anche la più delicata, sia assunta nell’interesse concreto del minore. Senza un adeguato investimento in questi ambiti, qualsiasi riforma normativa rischia di restare un intervento meramente formale, incapace di incidere sulle reali condizioni di vita delle famiglie in crisi.
AIAF AMI UNIONE CAMERE MINORILI CAMMINO ONDIF
