8 MARZO, CAMMINO: DONNE E ANZIANE, QUALI DIRITTI?
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Comunicato stampa
del 8 marzo 2018

8 MARZO, CAMMINO: DONNE E ANZIANE, QUALI DIRITTI?

 

In occasione della Festa della Donna, la Camera Nazionale Avvocati per la Persona le Relazioni Familiari e i Minorenni propone una seria riflessione sullo stato attuale dei diritti delle donne in Italia, specie per quello che riguarda la terza e la quarta età

 

Roma, 8 marzo 2018 - L’8 marzo va celebrato senza retorica: non giornata della donna, ma giornata delle donne, in quanto diverse sono esigenze, caratteristiche e problematiche che ogni persona di genere femminile manifesta. D’altronde ,in un Paese in cui i femminicidi sono emergenza nazionale, la questione femminile dovrebbe essere in evidenza permanente: nel 2017 sono stati 114.

 

Non è l’inasprimento delle pene contro chi commette violenza nei confronti delle donne un deterrente efficace e sufficiente per contrastare il fenomeno e non lo sono nemmeno le misure cautelari: provvedimenti necessari, ma non efficaci -quantomeno da soli- sul piano del reale contrasto al fenomeno, che si combatte soprattutto sul campo dell’educazione ai diritti, della solidarietà e della responsabilità sociale.

 

Ignorati fenomeni emergenti e massicciamente presenti in una società, quella italiana, che sta invecchiando. Per la donna anziana i diritti fondamentali sono troppo spesso un’astrazione, salve le poche privilegiate che hanno un lavoro che consente loro di essere attive e protagoniste nella società a lungo. La rilevanza della presenza femminile è troppo strettamente collegata all’avvenenza fisica: il che comporta per le donne anziane una marginalizzazione ex se. Quando non cadono, come troppo spesso succede, vittime di speculazioni estetiche, inseguendo il mito di una giovinezza infinita, sentendosi quasi obbligate a sottoporsi a una serie di interventi dolorosi e devastanti, che finiscono per trasformarle nel paradosso di loro stesse, gonfie, tirate, prive di espressione.

 

I compiti di cura familiare ricadono quasi esclusivamente sulle donne della terza e quarta fascia di età: figli che non lavorano e non studiano, oppure che semplicemente trovano più comodo restare da “mamma” la quale a sua volta, in un rapporto invischiato, trova in ciò soddisfazione sociale. Nipoti da accudire in surroga dei genitori, tra accompagni, assistenza in caso di malattia e nelle ore in cui la scuola “non copre”. Assistenza a genitori molto anziani quando ci sono o a mariti spesso depressi, incapaci di una collocazione essi stessi, quando non hanno trovato una exit solution.. Altra piaga i cd. “divorzi grigi”: la dismissione, da parte dell’uomo (compagno o marito che sia) di lei, non più giovane, non più avvenente, spesso non collocata in modo soddisfacente nel mondo del lavoro perché -quando poteva- ha sacrificato la propria collocazione sociale alla famiglia.

 

Spesso si tratta di donne, appartenenti ancora a generazioni piuttosto inconsapevoli sul piano patrimoniale, hanno anche dismesso il proprio -talvolta piccolo- patrimonio (ad es. il TFR, quando c’è stato, oppure beni ereditari) mettendo tutto ciò che avevano nella famiglia, che molto frequentemente o si dimentica di loro oppure continua a utilizzarle: e la situazione emblematica e paradossale è che si sentono anche appagate, perché sembra un modo di dare senso all’esistenza.

 

Molte diventano depresse, con enfatizzazione dei sintomi di malattie per lo più vere, che spesso costituiscono l’unica chance per interessare e forse essere ascoltate da familiari distratti.

 

Soggetti vulnerabili, socialmente invisibili, i cui diritti fondamentali sono spesso misconosciuti e di cui (quasi) nessuno si occupa. Sicchè la terza e quarta età diventano un trascinarsi, con qualità di vita scadente in cui misconoscersi ed essere misconosciute, non riconoscersi e non essere riconosciute. Quando non sono deprivate anche delle loro sostanze, perché la pensione serve per i figli mai autosufficienti, senza luoghi di socialità e di tutela per loro stesse. “Perché la fragilità ha anche questo risvolto – afferma l’Avv. Maria Giovanna Ruo, Presidente Nazionale di Cammino – e cioè che la deprivazione dei diritti, la marginalizzazione giuridica e la violenza sociale ed economica vengono vissute come normalità: non si immagina nemmeno che sia dovuta tutela.”

 

Cammino, – continua l’Avv. Ruo - la cui cifra è la tutela dei diritti fondamentali dei soggetti vulnerabili, dedica oggi a questi temi e a queste persone una prima riflessione, che deve essere consapevole e maturare nella coscienza e nell’ordinamento giuridico trovando tutele concrete.”

 

Deve essere impegno educativo primario di tutte le Istituzioni e di tutta la società responsabilizzare ed incentivare le nuove generazioni al superamento delle diseguaglianze ancora esistenti legate al genere, al fine di garantire l'efficace contrasto e l'effettivo superamento di ogni violenza nei confronti delle donne e della disparità nell'ambito lavorativo ed economico tra uomo e donna.

Gli Avvocati di Cammino operano in tal senso, in sinergia con le Istituzioni politiche e scolastiche, o, comunque, educative, consapevoli della loro funzione sociale dell'Avvocatura.


"Alzo la mia voce, non perché io possa gridare, ma in modo che coloro che non hanno una voce possano essere ascoltati".
(Malala Yousafzai)

  

LORENZO COLETTA

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